Proverbi Napoletani – lettera B-C

Abbiamo  raccolto moltissimi  proverbi e detti napoletani. Qui te li proponiamo in dialetto con la traduzione.



Lettera B-C

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  • Basta cu’ ‘a malincunia! Parlammo ‘e cose allegre! Comm’è stato ‘o funerale ‘e Don Ciccillo?
Basta con la malinconia! Parliamo di cose allegre! Com’è stato il funerale di Don Francesco?

Riferito a chi ha l’abitudine di parlare sempre di disgrazie o di argomenti tristi.
  • Bella cosa è la pace. No la conosce ‘n terra chillo che no provaie primmo la guerra.
Bella cosa è la pace. Non la conosce sulla terra chi non ha provato prima la guerra.
  • Bizzoche e spingule ‘nganna: marito quanno, marito quanno?
Bigotte e “spille alla gola” (inaccessibili, di austeri, severi costumi): quando, quando il marito?

Possono far credere come vogliono di pensare solo a Dio e all’anima! Anche le donne che affettano il più assoluto disinteresse per gli uomini, non pensano ad altro che a trovar marito.
  • Bona maretata, né socra né cainata.
Per un buon matrimonio, né suocera né cognata.
  • Bona vita e tristo testamiento.
Bella (buona) vita e triste testamento.

Dopo di noi, il diluvio (Madame de Pompadour): dilapidando con indifferenza le proprie sostanze, si lasciano gli eredi in miseria.
  • Bone parole e triste fatte ‘ngànnano li sàpie e li pazze.
Belle parole e tristi fatti ingannano i saggi e i pazzi.

È facile carpire la buona fede di tutti a chi avendo il dono della parola può nascondere abilmente le sue azioni riprovevoli.
  • Buono è l’amico, caro è ‘o parente, ma povera ‘a sacca toja si nun c’è stace . niente.
Buono è l’amico, caro è il parente, ma povera la tua tasca se non c’è niente.

È giusto voler bene ad amici e parenti, ma attenti a non rovinarsi per loro.
  • Buonu tiempo e malu tiempo nun durano tutto ‘o tiempo.
Buon tempo e cattivo tempo non durano tutto il tempo.

Nulla dura per sempre, tutto passa, le buone come le cattive cose.
  • Busto troppo strìtto, ambrèssa se schiàtta.
Busto troppo stretto scoppia presto.

Una donna dai principi estremamente rigidi può improvvisamente cedere…

Un’amicizia troppo stretta potrebbe rompersi.

C

  • С’o vino pure ‘o saputo addiventa animale.
Col vino anche una persona colta diventa un animale.
  • Cantanno se smèsa ‘o dulore.
Cantando si dimezza il dolore.
  • Capo de casa, sia capo de vrasa.
Capo di casa sia capo di brace (lo sia davvero, si faccia rispettare).
  • Carcere e malatie, se vede ‘o core ‘e ‘ll’amice. 
Carcere e malattie, (è lì che) si vede il cuore degli amici.
  • Càrte e ddònne fànno chéllo che vvònno.
Carte e donne fanno quello che vogliono.
  • Cavallo caucenaro cchiù ne leva, che ne dà.
Il cavallo che sferra calci ne tira più a vuoto di quanti ne dia.

Chi attacca, insulta facilmente gli altri finisce con molta probabilità per avere la peggio.
  • Che te ne pare d’ ‘a menesta? È bbona? – È bbona – respose isso –; ma non è cosa da farene fondamiento. Non capite ca – dice lo spagnuolo: – sobre una cosa redonda, non se hace buen edificio?
Che te ne pare della minestra? È buona? – È buona – rispose lui –; ma non è cosa da farne fondamento. Non capite che – dice lo spagnolo – sopra una cosa rotonda non si costruisce un buon edificio?

Nulla può riuscire se manca una base solida, né un buon edificio su una superficie rotonda né un buon pranzo che incominci con una semplice minestra.
  • Chella ca l’aiza ‘na vota l’aiza sempe.
La donna che l’ha fatto una volta, lo farà sempre.
  • Chella cammisa ca nun vo’ stà cu tte, pigliala e stracciala oppure Cammisa ca’ nu’ vo’ stà’ cu’ tico, stracciala.
Quella camicia che non vuol stare con te, prendila e stracciala!

Non consentire che si trascini penosamente un rapporto falso e sterile con chi non ti apprezza. Troncalo risolutamente se la tua compagnia e la tua amicizia non sono accette.
  • Chello, che cchiù se nega cchiù allumma appetito.
Ciò che più si nega, più accende la brama.
  • Chello ca pe te non buoje pe l’aute non sia.
Quello che per te non vuoi, per gli altri non sia.
  • Chello, che tu non bide ‘n sciore, non l’apettare manco ‘n frutto.
Quello che tu non vedi in fiore, non aspettarlo nemmeno in frutto.
  • Chello, che te dice lo specchiale non te lo ddice soreta carnale.
Quello che ti dice lo specchio non te lo dice (neppure) tua sorella carnale.
  • Chello che fa Dio tutto è buono.
Quel che fa Dio, è tutto buono.
  • Chello che non se fa non se sape.
Quello che non si fa non si sa.

E solamente quello, perché ,viceversa, tutto quello che si fa prima o poi si viene a sapere.
  • Chello è lo bello che a lo core piace.
È bello quello che piace al cuore.
  • Chi abbàja assaje se fa ‘na panza ‘e viento…
Chi abbaia molto si fa una pancia di vento…

Sbraitare per ogni più piccola difficoltà non serve a nulla tranne che ad accumulare frustrazione; chi ascolta, infatti, si abitua presto ai frequenti scoppi d’ira e, anziché temerli, finisce per non tenerli più in nessun conto.
  • Chi amicizia tene, chino va e chino vene.
Chi ha amicizia pieno (di doni per l’amico) va e pieno (di doni ricevuti dall’amico) viene.
  • Chi arrobba poco, arrobba assaje.
Chi ruba poco, ruba (è perfettamente capace di rubare) assai.
  • Chi autro non pote se corca co la mogliere.
Chi non può altro vada a letto con la moglie.

Non si deve desiderare quanto oltrepassa le proprie possibilità.
  • Chi chiagne fotte a chi rire.
Chi piange “la spunta” su chi ride.

Ottiene molto di più chi si lamenta continuamente di chi si accontenta.
  • Chi cuffeja, se cunfessa.
Chi sfotte mette allo scoperto la propria stupidità.
  • Chi fa ‘nu bene pe’ ricavarne male, è peggio ‘e n’animale.
Chi fa una buona azione pur sapendo che ne otterrà del male, è peggio di un animale.
  • Chi fatica, magna sardina, | chi nun fatica, magna gallina.
Chi sgobba, magna sardina, | chi se ne sta in ozio, mangia gallina.
  • Chi fila secca, e chi cocina allecca.
Chi fila si fa magro, e chi cucina lecca.

L’artigiano smagrisce; e chi amministra e governa sempre piglia grasso.
  • Chi fraveca e sfraveca nun perde mai tiempo.
Chi costruisce e distrugge non perde mai tempo.

Chi fa e disfà impiega bene il tempo perché cerca di migliorare l’opera.
oppure

Chi non resta mai in ozio impiega vantaggiosamente il proprio tempo.
oppure, in senso ironico:

La tela di Penelope: chi costruisce e disfà continuamente la sua opera perde solo tempo o vuole intenzionalmente perdere tempo (e sprecare risorse), per perseguire un obiettivo recondito.
  • Chi gliotte sano, more affocato.
Chi inghiotte sano, muore soffocato.

Chi scialacqua tutte le proprie sostanze finisce per mancare anche di quanto è strettamente necessario per vivere.
  • Chi guverna ‘a rrobba ‘e ll’ate, nun se cocca senza magnà!
Chi amministra i beni degli altri, non si corica digiuno!
  • Chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato.
Dimentichiamo risentimenti, rancori, torti, ragioni. Quello che è stato è stato, a che serve consumarsi nell’amarezza? Mettiamo una pietra sul passato e viviamo insieme riconciliati e in pace.
  • Chi have genio ‘e filà’ fila vecino ‘ò spruoccolo.
Chi ha voglia di filare fila (anche) vicino allo (con lo) stecco.

A buon cavalier non manca lancia. ( Proverbi italiani )
  • Chi magna fa mulliche.
Chi mangia fa molliche.

Chi è ricco può trascurare piccoli sprechi.
oppure

Non è possibile agire in assoluta segretezza, perché delle nostre azioni resta sempre una sia pur minima traccia.
  • Chi mosta, gosta; e chi vede schiatta.
Chi ostenta, gode; e chi vede crepa.

Contro gli invidiosi.
  • Chi non mette esca a ll’ammo, non piglia maje pesce.
Chi non mette esca all’amo, non prende mai pesce.

Se non porgi sotto mano, Ottener pretendi invano.
  • Chi n’arrobba, n’ha roba.
Chi non ruba, non ha roba (beni).
  • Chi pate p’ammore, non sente dolore.
Chi soffre per amore, non sente dolore.
  • Chi piscia contra viénto se ‘nfonne.
Chi orina controvento si bagna.

Chi sceglie di andare contro corrente subirà un danno.
  • Chi se cocca cu’ ‘e criature se sose ‘nfuso.
Chi dorme coi bambini si risveglia bagnato.

Lo spiacevole risveglio di chi ha dato fiducia a chi non lo meritava.
  • Chi se coverna da pazzo, da sapio se dole.
Chi si comporta da matto, quando rinsavisce si duole del mal fatto.
  • Chi se cunfida cu’ ‘n’amico se trova cu’ nu nemico.
Chi si confida con un amico si ritrova con un nemico.

Forte dei segreti che gli abbiamo confidato, chi un tempo ci fu amico potrebbe trasformarsi nel nostro più temibile nemico.
  • Chi se guarda ‘o sujo, nu’ fa latre a nisciuno.
Chi sorveglia, chi custodisce bene le sue cose, non fa ladro nessuno.
  • Chi se mette appaura nun se cocca cu’e femmene belle!
Chi ha paura, chi non ha coraggio non va a letto con le belle donne.
  • Chi se ntrica resta ntricato.
Chi s’immischia resta invischiato.
  • Chi se venne ‘u culo po’ nun se pò chiù assettà’.
Chi vende il proprio sedere non potrà più sedersi.

Per smodata avidità si finisce per restare privi anche dell’indispensabile.
  • Chi semmena ‘nmiezo ‘e ‘llacreme, arrecoglie ‘mziezo ‘a priezza. 
Chi semina fra le lacrime, raccoglie nella gioia.

Il sacrificio è un seme fecondo.
  • Chi serve ‘ncorte, ‘mpagliara more.
Chi serve nel cortile, muore su di un pagliaio.
  • Chi sta vicino ‘o sole nun sente friddo
Chi sta vicino al sole non sente freddo.

Chi è amico di un potente vive sicuro sotto la sua protezione.
  • Chi striglia lo cavallo sujo, non se po’ chiammare muzzo de stalla.
Chi striglia il proprio cavallo, non può essere chiamato mozzo di stalla.
  • Chi t’è amico te parla ‘nfaccia, chi no te parla arreto.
Chi ti è amico ti parla in faccia (apertamente), chi no ti parla (parla di te) indietro (alle spalle).
  • Chi te sape t’arape.
Chi ti conosce ti apre.

Spesso chi commette un furto in casa conosce molto bene la vittima e le sue abitudini.
  • Chi te vò bene te fa chiagnere.
Chi ti vuole bene ti fa piangere.

Chi ti vuole bene davvero non ti abbandona a te stesso compiacendoti ad ogni costo, ma, quando è necessario, ti punisce, ti dice le dure verità che preferiresti non ascoltare, che ti fanno soffrire ma che devi vedere per correggerti.
oppure

Voler bene rende vulnerabili e a volte accade che proprio chi ricambia il nostro amore ci procuri la più cocente delusione e il più grande dolore.
  • Chi tene ‘a mamma nun chiagne.
Chi ha la mamma non piange.

Non c’è dolore che il conforto e l’affetto di una madre non possano lenire.
  • Chi tene denare campa felice, chi no va ‘nculo all’amice.
Chi ha soldi vive felice, chi no, buggera gli amici.
  • Chi tene denare e amicizia s’accatta pure a giustizia.
Chi ha soldi e amicizia si compra anche la giustizia.
  • Chi tene mente a ‘e nùvele va cu’ ‘e ppezze ‘nculo (oppure arèto).
Chi è sempre intento ad osservare le nuvole va con le toppe al fondello dei pantaloni (o dietro).


Mete grandiose, progetti utopistici, sogni irrealizzabili e scarso senso della realtà non possono che ridurre in miseria.
  • Chi tène nu puorche sule u cresce grasse; chi tène a nu figlie sule u cresce fesso.
Chi ha un solo maiale lo fa crescere grasso; chi ha un solo figlio lo fa crescere fesso.
  • Chi tene ‘o lupo pe cumpare, porta ‘o cane sott’ ‘o mantiello.
Chi ha per compare il lupo, porta il cane sotto il mantello.

È bene stare in guardia contro chi frequenta o ha interessi in comune con persone malvagie.
  • Chi tene piatà d’ ‘a carna ‘e ll’àutre, ‘a sòja s’ ‘a màgnano ‘e cane.
Chi ha pietà dell’altrui carne, farà della sua stessa una carne che mangiano i cani.
  • Chi tene vocca, tene spata.
Chi ha (la) bocca, ha (una) spada.

La parola è un’efficace arma di difesa, più della spada.
  • Chi va pe’ chisti mari chisti pisci piglia.
Chi va per questi mari questi pesci prende.

È scontato che scelte, decisioni rischiose possono comportare conseguenze spiacevoli che non devono né sorprendere né rammaricare.
  • Chi vo’ grazia a Dio, nu’ porta pressa.
Chi vuole ottenere una grazia da Dio non ha fretta.
  • Chiacchiere e tabacchiere ‘e lignammo ‘o Banco ‘nu’ ne ‘mpegna.
Chiacchiere e tabacchiere di legno, il Banco non le prende in pegno.

Nessuno prende impegni senza solide garanzie, sulla base di vaghe prospettive.
  • Chiagne ‘o justo p’ ‘o peccatore.
Il giusto piange per (al posto del) peccatore.
  • Chisto è ‘o munno: chi naveca e chi va a funno.
Questo è il mondo: chi naviga e chi va a fondo.
  • Chi tròppo vo’ magnà s’affòca.
Chi è troppo avido nel mangiare si strozza.
  • Co lo tiempo e co la paglia s’ammaturano le nnespola.
Con il tempo e con la paglia si maturano le nespole.

Dar tempo al tempo, Aver pazienza, Attendere, per veder cosa perfetta.
  • Co mmitreja de carta, e mmuseca d’attone, tocca a li birbe a ghì ‘n processione.
Con in testa una mitra di carta, e accompagnati da musica di ottoni, tocca ai birbanti andare in processione.

Il che dicesi de’ rei, che si van frustando, perché portan in testa un foglio di carta avvolto, e il Boja va scuotendo lor a schiena alla nuda sull’asino, e il Trombetta innanzi va annunziando il lor reato e condanna.
  • Comme si’ bbona, comme si’ bella, e a’ spigola s’ammuccaje ‘a sardella.
Come sei buona, come sei bella, e la spigola fece un sol boccone della sardella.

Avvolta da una cortina di cortesi parole può nascondersi una pericolosa insidia.
  • Core deliberato non ha voglia de conziglio.
Cuore risoluto non vuole consiglio.

Cuore fermamente risoluto nella sua decisione non accetta e non ascolta consiglio.
  • Corsa ‘e ciuccio poco dura.
Corsa di asino dura poco.

Il successo ottenuto senza il possesso di qualità autentiche è di breve durata.
  • Cu ‘a verità nun se pazzea.
Con la verità non si scherza.

Impegnativa e inesorabile la verità segue sicura il suo corso, noncurante delle escogitazioni mendaci di chi vorrebbe occultarla e rivelandosi infine assai pericolosa per chi l’ha temerariamente violata.
  • Cu gente ‘e muntagna e cravune ‘e castagno nun ce fa negozio ca nun ce guadagne.
Con gente di montagna e carboni di castagno non trattare perché non ci guadagni.
  • Cucurecù, quanno si’ viecchio nu ‘nce n’è chiù.
Cucurecù, quando sei vecchio non ce n’è più.

La vecchiaia è irreversibile, qualsiasi rimedio, anche il più sofisticato, non è che un palliativo.
  • Cumpatisce sempe chi è ‘mpiso.
Compatisci sempre chi è giustiziato.
  • Cunte spisse ed amicizia a lluongo.
Conti spesso (pagamenti puntuali) ed amicizia a lungo.
  • Cunvegno ‘e volpe, ramaggio ‘e galline.
Convegno di volpi, disgrazia di galline.
  • Cuscienza sporca, curona longa!
(Chi ha la) coscienza sporca, (ha) la corona lunga (per recitare rosarii)! (Oppure: tiene molte chiacchiere per tentare di giustificarsi).
  • Cuofane saglie e Cuofane scenne; l’anema mia dio s’a piglia.
Cofano sale e cofano scende; la mia anima se la prende Dio.

Passino pure le cose del mondo, illusorie nel loro incerto avvicendarsi; la mia anima appartiene solo a Dio.

fonte: it.wikiquote.org

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