Proverbi Napoletani – lettera O

Abbiamo  raccolto moltissimi  proverbi e detti napoletani. Qui te li proponiamo in dialetto con la traduzione.



Lettera O

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  • O bbene tanto se canòsce quanno se perde…
Il bene si conosce quando si è perso.

Si comprende l’importanza di cose e persone care e si rimpiangono amaramente quando ormai non ci sono più.
  • O Cielo sente ‘o jùsto e ‘o peccatòre.
Dio ascolta il giusto ed il peccatore.

Dio premia, ma sa anche comprendere e perdonare.
  • O cane ‘e buórdo: allucca assaje e nun mozzeca maje
Il cane di bordo: abbaia (lett. grida) molto e non morde mai.

Proverbio di Sorrento
  • O cane mozzeca ‘o stracciato.
Il cane morde lo straccione.

La sorte si accanisce sugli sventurati, sono sempre i deboli ad essere calpestati.
  • O cavero d’ ‘o lietto nun ave mai cuotte ‘e fasule.
Il caldo del letto non ha mai cotto i fagioli.

L’ozio non dà pane.
  • O chiù bunariello tène ‘a guàllara e ‘o scartiello.
L’uomo più buono ha l’ernia e la gobba.

Nessun uomo è immune da colpe o vizi.
  • O cielo te scanza da buono vecino, da caruta vascia, da marito ‘mbriaco e mogliera gelosa.
Il cielo ti scampi da buon vicino, da caduta bassa, da marito ubriaco e moglie gelosa.
  • O cielo te scanze da chello che manco te pienze.
Il cielo ti scampi da quello che neppure immagini.
  • O core nun se fa màje viècchio.
Il cuore non invecchia mai.

A qualsiasi età si possono avere sentimenti, provare emozioni, sentire passioni; il cuore non è mai vecchio.
  • O cortiello ferisce e ‘o fotero accusa.
Il coltello ferisce e il fodero accusa.

Impossibile occultare del tutto un’azione turpe perché lascia sempre una sia pur minima traccia.
  • ‘O cucchiere ‘affitto te piglia | cu ‘o «signurì» e te lassa | cu ‘o «chi t’è muorto».
Il cocchiere pubblico ti prende dandoti del «Signoria» | e ti lascia (se non soddisfatto del compenso) , | bestemmiando i tuoi defunti.

È di questo genere la cortesia degli adulatori.
  • O cummanna’ è meglio d’ ‘o fottere.
Comandare è meglio che copulare.
  • O deritto more sempe pe’ mano d’ ‘o fesso.
L’uomo sveglio muore (è ingannato) sempre per mano dello stupido.

È proprio la sua scaltrezza che fa velo al giudizio dell’uomo desto: sottovalutando lo stupido, incorre in un errore fatale.
  • O diavulo è banchiere.
Il diavolo è malvagio
  • O diavulo sape assaje cose, pecché è viecchio
Il diavolo sa molte cose, perché è vecchio.

Il diavolo è antico quanto il male nel mondo.
  • O miedeco tene tre facce: d’ommo quanno nun serve, d’ angelo quanno è necessario e d’ ‘e diavulo quanno è fernuta ‘a malatia.
Il medico ha tre facce: d’uomo quando non serve, di angelo quando è necessario e di diavolo quando è guarita (finita) la malattia (e bisogna pagarlo.)
  • O monaco tene ‘nu vraccio curto e n’ato luongo.
Il monaco ha un braccio lungo e un altro corto.

Il braccio corto dà, il lungo prende.
  • nniente è sempe niente.
Il niente è sempre niente.

Il surrealismo del poverissimo: al niente, anche a volerci dare importanza, quale gli si potrà dare più del niente?
  • O padrone d’ ‘a rezza se magna saurielle
Il padrone della rete mangia piccoli sgombri.

Non è raro che proprio chi produce e vende qualcosa ne resti poi privo per sé stesso.
Proverbio di Sorrento
  • O parla’ chiaro è fatto pe ‘ll’amice.
Il parlar chiaro è fatto per gli amici.

Gli amici devono parlarsi con sincerità.
  • O pastore c’avanta ‘o lupo nun vô bene ‘e pecore.
Il pastore che vanta il lupo non vuol bene alle pecore.

Bisogna scegliere senza ambiguità da che parte stare: o da una parte o dall’altra.
  • O pesce fete d’ ‘a capa.
Il pesce puzza (a cominciare) dalla testa.

La responsabilità di ciò che non va bene ricade innanzitutto sull’incapacità, la disonestà di chi comanda.
  • O prèvete dice: Facìte chello ca dico io, ma nun facite chello ca faccio io.
Dice il prete: Fate quello che dico io, ma non fate quello che faccio io.
  • O primm’anno p’ ‘o nemico, ‘o secondo pe’ l’amico, ‘o terzo per me.
Il primo anno per il nemico, il secondo per l’amico, il terzo per me.

Una casa da poco costruita è ancora umida ed insalubre. Per questo, il primo anno si dà in abitazione al nemico, il secondo all’amico, il terzo, quando finalmente non c’è più umidità, può essere abitata dal proprietario.
  • O primmo miedeco è Dio.
Il primo medico è Dio.

Le preghiere prima, poi la cura.
  • O puorco chiatto se cócca sempe ‘ncuoll’a ‘o sicco.
Il maiale grasso si corica sempre addosso al magro.

Il forte, il potente grava sempre sul debole sfruttandone il lavoro.
  • O puorco miettence ‘a sciassa, sempe ‘a coda ‘nce pare.
Anche se vesti il maiale con la marsina si vedrà comunque la coda.

La vera natura di una persona resta inalterata e affiorerà sempre, per belle che siano le apparenze di cui si rivesta.
  • O purpo se còce cu ‘ll’acqua soja
Il polipo su cuoce con la sua (stessa) acqua.

Si impara a proprie spese.
  • O rangio sulo pe’ ‘ffamma jèsce d’ ‘a caramma
Il granchio solo per fame esce dalla grotta.

La fame, il bisogno costringono ad agire.
Proverbio di Sorrento
  • O regno ‘e Napule è ‘nu paraviso, ma è abitato da ‘e diavule.
Il Regno di Napoli è un paradiso, ma è abitato dai diavoli.
  • O sacco vacante | nun se mantene allerta.
Il sacco vuoto (l’uomo che non può mangiare) | non si regge in piedi.
  • O sàzio nun crére a ‘o diùno.
Chi è sazio non crede al digiuno.
  • O sfizio d’ ‘o viento è ‘a mmùmmera!
Il godimento del vento è l’anfora!

Come il vento si compiace di mutarsi in suono passando per l’imboccatura dell’anfora così chi si burla di qualcuno prova più gusto se chi viene messo in canzonatura, essendo estremamente suscettibile, prende fuoco al più piccolo “tocco”.
  • O stommaco nun ‘o faie fesso.
Lo stomaco, la fame non li inganni.
  • O tiémpo è ggalantòmmo.
Il tempo è galantuomo.

Il tempo dissipa la cortina di menzogne che offusca la verità e rende così giustizia.
  • Ogge in figura, dimane in sepoltura.
Oggi al culmine della fama, domani sepolto (e dimenticato).

Vanità delle vanità, dice Qoèlet, | vanità delle vanità, tutto è vanità.
  • Ogne bella scarpa addeventa scarpone.
Ogni bella scarpa diventa scarpone.

La bellezza e lo splendore della gioventù non durano per sempre, il tempo a poco a poco li attenuerà fino a esaurirli.
oppure

Ogne cosa  bella che sia quanno tira tropp’ a lluongo se fa brutta. Ogni cosa per bella che sia quando dura troppo a lungo, quando va troppo per le lunghe, si fa brutta.
  • Ogne brutto cane tene na bella coda. 
Ogni brutto cane ha una bella coda.

Nascosta in ogni persona, anche in quella meno attraente o simpatica, c’è sempre una goccia d’oro, una qualità positiva che va scoperta ed apprezzata.
  • Ogne capa è ‘nu tribbunale.
Ogni testa è un tribunale.

Ognuno valuta e di giudica secondo i suoi personali criteri.

Tot capita, tot sententiae. (Quante teste tanti pareri). (Proverbi latini)
  • Ogne cuffia p’ ‘a notte è sempe bona, e a ‘o scuro ‘a vajassa è bella e bona quant’ ‘a madama.
Ogni cuffia per la notte è sempre buona, e, al buio, la serva è bella e procace quanto la nobile.
  • Ogne cuòllo e butteglia trova ‘o sùvero ca l’appìla.
Ogni collo di bottiglia trova il sughero che la tappa.

Una donna, anche non del tutto avvenente, è comunque desiderabile e prima o poi trova chi sappia apprezzarne le qualità più riposte…
  • Ogne erva nun è amenta.
Non tutta l’erba è menta.

Non tutte le erbe hanno gradevole profumo: le apparenze spesso ingannano.

Ogni uomo non è galantuomo, Abito non fa monaco. 
  • Ògne lignàmmo tène ‘o fùmmo sùio.
Ogni legno fa un suo fumo.


Ogni uomo ha il proprio carattere.
  • Ogne mpedemiento è giuvamiento.
Ogni impedimento è giovamento.

Non tutto il male vien per nuocere. (Proverbi italiani)
  • Ògne scarrafóne è bbèllo ‘a màmma sóia.
Ogni scarafaggio è bello per la propria madre.
  • Ogne tiémpo vène.
Ogni tempo viene.

Ogni cosa accade quando è giunto il suo momento.
  • Ognerune ss’aiute cu ll’ogna soie – recette u ciuccie!
Ognuno si aiuta con le proprie unghie – disse l’asino!

Così commenta Domenico Apicella: Fin dall’antico si racconta che un leone ed un asino dovevano percorrere una strada molto scabrosa. Il leone propose all’asino di portarsi in groppa l’un l’altro per mezza strada ciascuno, in maniera da ridurre il disagio a metà. L’asino aderì, e toccò prima al leone di farsi portare. E poiché gli sballottolamenti minacciavano di farlo cadere di groppa, si sistemò ficcando le unghie nella carne del malcapitato asino, scusandosi, alle proteste ed ai lamenti di questo, che egli aveva soltanto le unghie per potersi aiutare. Quando, però, il leone andò a sua volta sotto, l’asino, per evitare di cadere, sfoderò la sua quinta zampa e gliela ficcò netta netta nel didietro. Alti, allora, i gridi del leone, e l’asino, per rabbonirlo, esclamò a sua volta parole che han dato vita al recette, il cui senso, nella vita pratica, è molto chiaro.
  • Ognuno è ricco e guappo a casa soja.
Ognuno è ricco e spavaldo (e quindi re) a casa sua.
  • Ommo de vino diece a carrino.
Uomo di vino (ne compri) dieci con un solo carlino.

L’uomo ubriaco non vale e non serve a nulla.
  • Ommo ‘nzurato, ommo ‘nguajato.
Uomo sposato, uomo inguaiato.

fonte: it.wikiquote.org

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