Perché le balene si spiaggiano?

Il fenomeno dello spiaggiamento delle balene

Il fenomeno dello spiaggiamento, sebbene interessi circa 2.000 animali ogni anno, riguarda solo una decina di specie di cetacei: in particolare gli odontoceti, tra cui vi sono i capodogli, le orche ed alcuni delfinidi.

Cause

Si discute molto sul perchè del fenomeno degli spiaggiamenti, tentando di attribuirne la causa unicamente a fenomeni legati alla società moderna (tipo i sonar, ma lo spiegheremo più avanti), ma in realtà si tratta di un fenomeno molto antico.
Il filosofo greco Aristotele, parlando dei delfini, già si poneva la questione sulle cause degli spiaggiamenti, e  scriveva: “Non si sa per quale motivo i delfini si arenano sulla terraferma; in ogni caso accade abbastanza spesso, e per nessun motivo evidente”.

Volendo fare una prima distinzione, gli spiaggiamenti sono classificabili in diversi tipi, ma innanzitutto,  sono classificabili in spiaggiamenti singoli e di massa.
A pensarci bene, è probabile che le correnti trasportino le carcasse di animali morti chissà dove, magari di morte naturale e, poiché galleggiano, vanno ad arenarsi su qualche costa da qualche parte nel mondo.
In effetti lo spiaggiamento di animali vivi è un fenomeno alquanto raro e può ricondursi al  risultato di malattie o ferite, che senza l’intervento dell’uomo, finiscono con la morte dell’animale.
Così come, sempre per le correnti, morti multiple avvenute al largo difficilmente portano a spiaggiamenti multipli a causa delle correnti e dei venti.

Un fattore che potrebbe causare uno spiaggiamento multiplo sembra essere la grande coesione sociale degli odontoceti: infatti se uno di essi si trova in difficoltà, la sua richiesta di aiuto può spingere il resto del branco a seguirlo finendo anch’esso con lo spiaggiarsi.

Cause naturali

A giudicare dalle notizie pervenute fino a noi e dai ritrovamenti fossili avvenuti in varie parti del globo, moltissime balene si sono spiaggiate nel corso dei secoli per cause naturali o per fattori ambientali (come il brutto tempo, la debolezza dovuta all’età avanzata o ad una malattia, la caccia in prossimità della costa – cosa che ad esempio fanno le orche, ecc.).

Sonar

Sonar – fonte: nogeoingegneria.com

Dagli studi effettuati, anche i sonar provocherebbero gli spiaggiamenti: in alcuni casi, infatti, le balene si sono arenate subito dopo che un sonar militare era stato utilizzato nella zona e dalle autopsie sono state rinvenute ferite interne negli animali arenati:
– “i rapidi cambiamenti di pressione dovuti ai sonar possono provare delle emorragie”. La conferma la si è avuta quando 17 zifidi si sono spiaggiati nelle Bahamas nel marzo del 2000 a seguito di un’esercitazione fatte con i sonar dalla marina americana. Quest’ultima ammise che le balene morte avevano subito emorragie alle orecchie e che la conseguente perdita dell’orientamento aveva portato agli spiaggiamenti.
L’esperto di balene Ken Balcomb, ha poi puntualizzato che i potenti impulsi dei sonar mandano in risonanza le sacche d’aria interne alle balene, lacerando i tessuti intorno alle orecchie e al cervello con conseguenti emoraggie.
Al contrario, i cetacei che si arenano per cause apparentemente naturali sono di solito sani prima dello spiaggiamento.


Un altro modo con cui i sonar danneggiano le balene è tramite una sorta di embolia.
Gli studi furono effettuati su 14 zifidi spiaggiatisi nelle Isole Canarie il 24 settembre 2002, vicino a una zona che era stata sede di una esercitazione navale internazionale. Lo spiaggiamento avvenne dopo circa 4 ore dall’attivazione di un sonar a media frequenza.
Gli esami riportarono un danno acuto ai tessuti provocati da lesioni da bolle di gas, proprio come avviene nella malattia da decompressione. Ancora non si conosce l’esatto meccanismo che collega il sonar alla formazione di bolle di gas ma si suppone che potrebbe essere la conseguenza di un attacco di panico delle balene che, nel tentativo di allontanarsi dagli impulsi dei sonar,  riemergono troppo velocemente provocandoci un’embolia.

Spiaggiamenti di balene in Italia

Anche l’Italia è stata teatro di spiaggiamenti. Nel corso del 2010 se ne sono verificati diversi sulle coste meridionali tra cui quello del 24 gennaio sul lungomare di Villagrazia di Carini a Palermo, poi il 30 aprile sulla spiaggia di Calamizzi a Reggio Calabria ed infine il 18 agosto sulla spiaggia di Vaccarizzo a sud di Catania.
A questo scopo opera sul territorio italiano una apposita task force istituita dal Ministero dell’Ambiente e denominata C.E.R.T. (Cetaceans stranding Emergency Response Team). Questo team ha il compito di intervenire in caso di spiaggiamento ed individuarne le cause.

Come liberarsi di una carcassa

Una carcassa delle dimensioni di una balena è abbastanza difficile da rimuovere. Del resto non può essere lasciata a decomporsi per ovvi motivi igienici e per questo si opta o per l’interramento con l’aiuto di mezzi pesanti oppure la si trascina in alto mare per essere smembrata con l’esplosivo.



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