Come creare una batteria fai da te

Con ortaggi, frutta o bibite è possibile realizzare una vera batteria.

Generalmente le pile “casalinghe” di questo tipo non sono paragonabili, quanto ad utilità ed a convenienza, alle batterie tradizionali, ma non è sempre così. Andiamo per ordine.
Quasi ogni liquido, che sia un conduttore elettrico, può fungere da elettrolita per una pila.
Per verificare questa affermazione basta inserire due elettrodi (cioè due barrette metalliche) fatti di metalli differenti (ad esempio rame e zinco) in un limone, una patata, o un bicchiere contenente una bibita, per creare un piccolo flusso di corrente continua.
Purtroppo una pila di questo “lavora in perdita” in quanto l’energia che è in grado di produrre è economicamente molto inferiore:

  1. al costo del frutto (che va rimpiazzato periodicamente);
  2. al costo degli elettrodi che si corrodono attraverso il processo di elettrolisi. E’ naturale che l’energia necessaria per produrre quei due metalli è di molto superiore all’energia restituita dalla pila casalinga.

Tuttavia, rimanendo sempre a livello didattico-sperimentale, una batteria di questo tipo,  ovvero una barretta di rame ed una di zinco inserite in un limone, è in grado di erogare circa 1 volt, quindi appena sufficiente per accendere un led.

Nel 2010 però sono stati resi noti i risultati di un esperimento condotto da un team israeliano che ha utilizzato una patata bollita. Il risultato è stato che la patata bollita, grazie alla diminuzione della resistenza interna rispetto ad una patata cruda, consente di aumentare di 10 volte l’energia ricavabile.
Questo significa che la tensione rimane la stessa (ovvero 1 – 1,5 V) ma la durata della carica è 10 volte maggiore.
E qui viene la grandezza della scoperta: è stato calcolato che le pile a patata bollita forniscono un’energia da 5 a 50 volte più economica di quelle tradizionali e pertanto sono molto adatte ad essere utilizzate per lo sviluppo di progetti nei paesi più poveri.
Dopo l’uso basta bisogna ricordarsi di gettare via le patate perché non sono più commestibili.


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